Il termine di ricorso avverso i verbali di invalidità

 

Qual è il termine di ricorso avverso i verbali di invalidità emessi dall’INPS, e come si calcola?

Cercherò con questo contributo di offrire qualche delucidazione in merito ai termini di impugnazione degli accertamenti sanitari compiuti dall’INPS a seguito della domanda amministrativa tesa a ottenere una delle tante prestazioni assistenziali o previdenziali che prevedono, quale requisito costitutivo, il raggiungimento di un determinato grado di invalidità.

Bisogna premettere che l’art. 445 bis del codice di procedura civile dispone quanto segue: “Nelle controversie in materia di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità, nonché di pensione di inabilità e di assegno di invalidità, disciplinati dalla legge 12 giugno 1984, n. 222, chi intende proporre in giudizio domanda per il riconoscimento dei propri diritti presenta con ricorso al giudice competente ai sensi dell’articolo 442 codice di procedura civile, presso il Tribunale nel cui circondario risiede l’attore, istanza di accertamento tecnico per la verifica preventiva delle condizioni sanitarie legittimanti la pretesa fatta valere”.

Per impugnare i verbali sanitari emessi dalle Commissioni per le invalidità costituite in seno all’INPS, è necessario quindi proporre un accertamento tecnico preventivo ai sensi dell’art. 445 bis c.p.c. dinanzi al Tribunale nel cui circondario risiede il richiedente.

Qual è il termine entro cui è possibile proporre ricorso avverso i verbali di invalidità?

L’art. 42 del D.L. 30 settembre 2003, n. 269, al comma 3 così dispone: “A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto non trovano applicazione le disposizioni in materia di ricorso amministrativo avverso i provvedimenti emanati in esito alle procedure in materia di riconoscimento dei benefici di cui al presente articolo. La domanda giudiziale è proposta, a pena di decadenza, avanti alla competente autorità giudiziaria entro e non oltre sei mesi dalla data di comunicazione all’interessato del provvedimento emanato in sede amministrativa”.

Il ricorso avverso il verbale di accertamento del requisito sanitario va pertanto proposto entro il termine perentorio di sei mesi dalla data in cui il verbale è stato comunicato al diretto interessato.

Le modalità con cui l’INPS comunica il verbale sono di due tipi:

    • a mezzo posta elettronica certificata, se il ricevente possiede una casella Pec comunicata all’Istituto;

    • a mezzo raccomandata postale con avviso di ricevimento.

Il termine di sei mesi non è soggetto alla sospensione dei termini processuali nel periodo feriale, introdotta dalla Legge 7 ottobre 1969, n. 742. Come è risaputo, in base a tale disposizione legislativa, il decorso dei termini processuali relativi alle giurisdizioni ordinarie e a quelle amministrative è sospeso di diritto dal 1º al 31 agosto di ciascun anno, e riprende a decorrere dalla fine del periodo di sospensione. Le cause in materia di previdenza, però, sulla base di una lettura combinata degli artt. 3 e 4 della legge 742/1969, e degli artt. 409 e 442 c.p.c., non sono interessate dalla sospensione feriale.

Come si calcola il dies ad quem, vale a dire il giorno in cui scade il termine per proporre ricorso avverso il verbale di mancato riconoscimento del requisito sanitario?

A norma dell’art. 155 c.p.c., quando i termini vengono computati a mesi o ad anni, non si tiene conto del dies a quo, né del numero dei giorni che compongono i mesi o gli anni, così il termine va a scadere nel giorno del mese o dell’anno numericamente corrispondente a quello di decorrenza del termine iniziale, indipendentemente dal fatto che l’anno sia bisestile.

Come abbiamo visto, il termine entro cui poter ricorrere per via giudiziale è indicato dalla legge in mesi (sei mesi, per l’esattezza), non in giorni.

Ciò vuol stare a significare che, se per esempio il verbale sanitario è stato consegnato a mezzo raccomandata in data 16/02/2024, il termine di sei mesi andrà a scadere nello stesso giorno (16) del sesto mese successivo alla data di consegna (ovverossia, agosto) del 2024. Il 16 agosto sarà, pertanto (non applicandosi neanche, come detto, la sospensione feriale dei termini) l’ultimo giorno in cui sarà possibile impugnare il verbale sanitario negativo.

In che modo è possibile recuperare l’indicazione del dies a quo, vale a dire la data in cui è stato consegnato il verbale?

È esperienza comune di chiunque che, ricevuta per raccomandata una comunicazione, a distanza di qualche giorno non ci si ricordi più l’esatta data in cui il portalettere ha effettuato la consegna materiale della missiva.

Data che assume rilevanza fondamentale, nel caso dei verbali sanitari inviati dall’INPS, poiché è a partire dalla consegna della raccomandata che comincerà a decorrere il termine perentorio di sei mesi per poter proporre ricorso.

Come recuperare a posteriori l’indicazione dell’esatta data di consegna del plico contenente il verbale?

Naturalmente, si potrà contattare l’Istituto previdenziale attraverso i canali istituzionali, oppure, se si è in possesso dello SPID, sarà possibile visionare, accedendo al proprio cassetto previdenziale nel sito dell’INPS, oltre al verbale, anche l’avviso di ricevimento che attesta la data dell’avvenuta consegna.

Un sistema empirico molto più rapido consiste nell’immettere, nell’apposito spazio della pagina “Cerca spedizioni” del sito di Poste (https://www.poste.it/cerca/#/), il codice di 12 numeri (del tipo, ad esempio, 66492755093-1), che contraddistingue ciascuna spedizione di Poste Italiane soggetta a tracciamento.

Tale codice numerico, immediatamente soprastante a un codice a barre, è riportato sulla prima pagina del verbale, in alto a sinistra.

Una volta “lanciata” la richiesta, compariranno sulla pagina del sito, come risultato, tutte le fasi della spedizione, dalla presa in carico all’avvenuta consegna della raccomandata.

Sarà possibile, così, stabilire in maniera certa il dies ad quem, vale a dire la data di scadenza del termine semestrale.

 

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