Decadenza previdenziale: alle controversie in materia di assegno sociale si applica il termine decadenziale di tre anni

Lo ha stabilito il Tribunale di Cosenza con la sentenza n. 49/2021, nel decidere preliminarmente sulla eccezione di decadenza dall’azione giudiziaria opposta dall’INPS.

Il ricorrente aveva proposto azione giudiziaria per ottenere l’assegno sociale, a seguito del rigetto della relativa domanda inoltrata all’istituto previdenziale in sede amministrativa.

La decisione del giudice

In punto di eccezione preliminare di decadenza opposta dall’INPS, così ha sentenziato il Tribunale di Cosenza – Sezione Lavoro e Previdenza:

“In via preliminare va rilevata la insussistenza della decadenza.
“L’Istituto della decadenza è previsto dall’art. 47 comma 3 del d.p.r. 30 aprile 1970 n. 639 come autenticamente interpretato dall’art. 6 del d.l. 29 marzo 1991 n. 103 conv. nella l. 1 giugno 1991 n. 166 (ed entrato in vigore il 2 aprile 1991), riconosciuto legittimo dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 246 del 3 giugno 1992. In particolare l’art. 4 comma 1 del d.l. 19 settembre 1992 n. 384, convertito nella L. n. 438 del 18 novembre 1992
[che ha modificato il predetto art. 47 del d.p.r. 30/4/1970, n. 639, n.d.r.] ha previsto, a pena di decadenza, i termini di tre anni e di un anno per la presentazione dell’azione giudiziaria rispettivamente in materia di trattamenti pensionistici e di prestazioni della gestione di cui all’art. 24 L. 88/89.
Tali termini (rispettivamente di tre anni e un anno) decorrono dalla data di comunicazione della decisione del ricorso pronunziata dai competenti organi dell’istituto o dalla data di scadenza del termine stabilito per la pronunzia della predetta decisione, ovvero dalla scadenza dei termini previsti per l’esaurimento del procedimento amministrativo, computati a decorrere dalla data della richiesta di presentazione.
In concreto il termine decorre:
1) dalla data di comunicazione della decisione del ricorso (tempestivamente presentato);
2) dal 91° giorno successivo alla presentazione del ricorso amministrativo (purché sia tempestivamente inoltrato);
3) dal 301° giorno successivo alla presentazione della domanda amministrativa, in caso di ritardato ricorso amministrativo.
Ai sensi dell’art. 46 L. 88/89, infatti, il procedimento amministrativo deve intendersi concluso una volta decorsi 300 giorni dalla data di presentazione della domanda (120 gg. per la formazione del silenzio rifiuto -ex art. 7 della legge 533/1973-, più 90 giorni per la presentazione del ricorso amministrativo, più 90 giorni per la formazione del silenzio rigetto).
Nel caso di specie, posto che deve applicarsi il termine triennale previsto per le prestazioni pensionistiche (cfr. Cass. n. 14233/2011) e che si applica la ipotesi n. 3, la domanda è ammissibile in quanto la domanda amministrativa è stata presentata in data 5.1.2017 e il ricorso giudiziale è stato depositato il 12.4.2019″.

Vale la pena riportare per esteso il quadro normativo citato dal giudice.

Art. 4 del d.l. 19 settembre 1992 n. 384
                          Norme procedurali 
  1. I commi  secondo  e  terzo  dell'articolo  47  del  decreto  del Presidente della Repubblica 30 aprile 1970, n. 639,  sono  sostituiti dai seguenti: 
  "Per  le  controversie  in  materia  di  trattamenti  pensionistici l'azione giudiziaria può essere proposta, a pena di decadenza, entro il termine di tre anni dalla data di  comunicazione  della  decisione del ricorso pronunziata dai competenti organi dell'Istituto  o  dalla data di  scadenza  del  termine  stabilito  per  la  pronunzia  della predetta  decisione,  ovvero  dalla  data  di  scadenza  dei  termini prescritti  per  l'esaurimento   del   procedimento   amministrativo, computati a decorrere dalla data di presentazione della richiesta  di
prestazione. 
  Per le controversie in materia di prestazioni della gestione di cui all'articolo 24 della legge 9 marzo 1989, n. 88, l'azione giudiziaria puo' essere proposta, a pena di decadenza, entro  il  termine  di  un anno dalle date di cui al precedente comma". 
Art. 6, comma 1 del d.l. 29 marzo 1991 n. 103
      Regime delle prescrizioni delle prestazioni previdenziali
  1.  I termini previsti dall'articolo 47, commi secondo e terzo, del decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1970, n. 639,  sono posti   a   pena  di  decadenza  per  l'esercizio  del  diritto  alla prestazione previdenziale. La decadenza  determina  l'estinzione  del diritto   ai   ratei  pregressi  delle  prestazioni  previdenziali  e
l'inammissibilità della relativa  domanda  giudiziale.  In  caso  di mancata  proposizione  di ricorso amministrativo, i termini decorrono dall'insorgenza del diritto ai singoli ratei.