L’assegno ordinario di invalidità è cumulabile con l’assegno mensile di assistenza o con la pensione di inabilità civile?

Mi viene rivolto il seguente quesito:

“Gentile avvocato, la Commissione medica INPS, sette anni fa, mi ha riconosciuto invalido civile con una percentuale di invalidità pari al 67 %. In ragione delle medesime patologie, percepisco l’assegno ordinario di invalidità, sulla base dei contributi versati.

Un anno fa è insorta una nuova grave patologia. Posso fare domanda di aggravamento per ottenere l’erogazione di una prestazione di invalidità civile?”

RISPOSTA

La Legge 29 dicembre 1990, n. 407, articolo 3, comma 1, come integrato dalla Legge 30 dicembre 1991, n. 412, articolo 12 sancisce testualmente: “Le prestazioni pensionistiche erogate dal Ministero dell’interno, con esclusione di quelle erogate ai ciechi civili, ai sordomuti e agli invalidi totali, non sono compatibili con prestazioni a carattere diretto, concesse a seguito di invalidità contratte per causa di guerra, di lavoro o di servizio, nonché con le pensioni dirette di invalidità a qualsiasi titolo erogate dall’assicurazione generale obbligatoria per invalidità, la vecchiaia e i superstiti dei lavoratori dipendenti, dalle gestioni pensionistiche per i lavoratori autonomi e da ogni altra gestione pensionistica per i lavoratori dipendenti avente carattere obbligatorio. È comunque data facoltà all’interessato di optare per il trattamento economico più favorevole”.

La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con la sentenza 10 febbraio 2011, n. 3240, ha cassato la decisione di un tribunale di merito che aveva affermato il diritto di un ricorrente, già titolare di rendita INAIL per infortunio, alla corresponsione (anche) dell’assegno di invalidità civile, interpretando la Legge n. 407 del 1990, articolo 3 nel senso della cumulabilità dei due trattamenti allorquando – come nel caso concreto – gli eventi menomativi della capacità di lavoro che hanno dato luogo alla rendita siano diversi dalle infermità considerate rilevanti dalla competente Commissione medica ai fini dell’attribuzione dei benefici economici per l’invalidità civile.

La Corte ha infatti ritenuto che la formulazione letterale della disposizione in esame e la ratio che giustifica le diverse articolazioni in cui essa si struttura non consentano di condividere il risultato interpretativo cui é pervenuta la sentenza impugnata.

Afferma testualmente la Suprema Corte:

Il testo normativo è, invero, inequivoco nell’affermare l’incompatibilità delle prestazioni pensionistiche erogate dal Ministero dell’Interno con prestazioni a carattere diretto, concesse a seguito di invalidità contratte per causa di guerra, ovvero (come nel caso della rendita vitalizia erogata dall’INAIL) contratte per causa di lavoro o di servizio, nonché con le pensioni dirette di invalidità a qualsiasi titolo erogate dalle gestioni previdenziali obbligatorie dei lavoratori dipendenti ed autonomi. Fanno eccezione alla regola – e sono, dunque, cumulabili – le prestazioni pensionistiche erogate dal Ministero ai ciechi civili, ai sordomuti e agli invalidi totali.

Ne consegue che, mentre vanno senz’altro escluse dal novero delle prestazioni assistenziali incompatibili la pensione di inabilità erogata agli invalidi civili totali ai sensi della Legge n. 118 del 1971, articolo 12, la pensione non reversibile spettante ai ciechi civili di cui alla Legge n. 382 del 1970, articolo 1, nonché l’assegno mensile di assistenza per i sordomuti di cui alla Legge n. 381 del 1970, articolo 1 (poi definito pensione non reversibile dal Decreto Legge n. 663 del 1979, articolo 14 septies convertito nella Legge n. 33 del 1980). Ricade, invece, nella previsione di incompatibilità (e, perciò stesso, di incumulabilità) l’assegno mensile di assistenza previsto per i soggetti solo parzialmente invalidi, del quale si discute nella presente controversia.

In realtà, il ragionamento della Corte di merito muove dal presupposto che anche alle prestazioni di invalidità civile sia riferibile la previsione della Legge n. 335 del 1995, articolo 1, comma 43, norma che é stata interpretata dalla giurisprudenza di legittimità nel senso di consentire il cumulo tra la rendita vitalizia liquidata a norma del Decreto del Presidente della Repubblica n. 1124 del 1965 e le pensioni di inabilità, di reversibilità, ovvero l’assegno ordinario di invalidità liquidati a carico dell’assicurazione generale obbligatoria in conseguenza di infortunio sul lavoro o malattia professionale, quando sia diverso l’evento invalidante rilevante per l’una e per le altre prestazioni.

Ma si tratta di una conclusione non condivisibile non solo per l’esplicito dato testuale della Legge n. 407 del 1990, articolo 3 sopra citata, che prescinde da qualsiasi “distinguo” in ordine alla identità o meno degli eventi invalidanti, ma anche per la non comparabilità delle situazioni rispettivamente regolamentate, ove si consideri che la Legge n. 335 del 1995, articolo 1, comma 43 é volto a disciplinare una fattispecie di incompatibilità con prestazioni di invalidità – quelle per i lavoratori iscritti all’assicurazione generale obbligatoria – alla cui erogazione é sotteso il versamento di contributi (da parte del datore di lavoro e degli stessi lavoratori), mentre la fattispecie di incompatibilità cui fa riferimento il ripetuto Legge n. 407 del 1990, articolo 3 riguarda provvidenze poste a totale carico dello Stato per fornire alla persona invalida, priva di mezzi di “sostentamento”, un minimo – ma solo quello – atto ad assicurarne la sopravvivenza.

E, in effetti, la garanzia costituzionale (articolo 38 Cost., comma 2) del diritto all’assistenza é garanzia di minimi e, come tale, ne consente – senza, tuttavia, imporre – la compatibilità con altre prestazioni. Coerentemente, compete al legislatore ordinario ogni scelta a tale proposito, anche in considerazione di comprensibili esigenze della finanza pubblica. Tra l’altro non può non sottolinearsi come il regime di incompatibilità introdotto con la Legge 29 dicembre 1990, n. 407, articolo 3, comma 1, come integrato dalla Legge 30 dicembre 1991, n. 412, articolo 12 cit. non solo salvaguarda, in via transitoria, i diritti quesiti, ma, a tutela dei soggetti che vi sono coinvolti, riconosce loro la facoltà di optare per il trattamento economico più favorevole; sì che, per le ragioni già esposte e per questi ultimi rilievi che evidenziano l’assenza di una identità di ratio tra le situazioni considerate dalle norme sopra citate, deve escludersi la possibilità di una interpretazione estensiva o, comunque, analogica, della previsione della Legge n. 335 del 1995, articolo 1, comma 43, che ne comporti l’applicazione al caso controverso, come pure la incostituzionalità della Legge n. 407 del 1990, articolo 3 prospettata dalla parte privata resistente con riferimento ai precetti di cui agli articoli 3 e 38 Cost..

Deve, da ultimo, rilevarsi che, contrariamente a quanto sostiene la stessa parte privata resistente, il ripetuto regime di incompatibilità non comporta la irriconoscibilità del diritto ai trattamenti assistenziali dichiarati incompatibili, ma soltanto il divieto di beneficiarne in cumulo con le prestazioni dalla legge espressamente e specificamente indicate (tra le quali la rendita INAIL in quanto prestazione a carattere diretto concessa a seguito di invalidità contratte a causa di lavoro). Ma, nella specie, questione controversa tra le parti non era l’accertamento del diritto all’attribuzione dell’assegno di invalidità civile in luogo della rendita INAIL di cui incontestatamente, fruiva Sa.Di., bensì l’accertamento del diritto del medesimo a fruire cumulativamente delle due prestazioni in ragione della diversità dell’evento invalidante che vi era sotteso.

Riportandoci al quesito di partenza, si possono allora trarre, sulla scorta dell’insegnamento della Cassazione, le seguenti conclusioni:

 

    • È certamente possibile proporre domanda amministrativa per ottenere una percentuale maggiore di invalidità civile rispetto a quella già precedentemente riconosciuta del 67%, anche (ma non necessariamente) sulla base delle nuove e differenti patologie successivamente insorte.

    • Ove, a seguito della visita effettuata dinanzi alla Commissione medica dell’INPS, venga riconosciuta una percentuale pari o superiore al 74% ma inferiore al 100% (la quale, dal punto di vista sanitario, legittima teoricamente il conseguimento dell’assegno mensile di assistenza), non sarà possibile cumulare tale prestazione con quella previdenziale di assegno ordinario già in godimento, ma il richiedente potrà comunque optare per quella fra le due prestazioni che offra il trattamento economico più favorevole.

    • Nel caso in cui, invece, l’accertamento sanitario si concluda con il riconoscimento del 100% di invalidità, l’istante potrà cumulare (sempre se in possesso dell’ulteriore requisito reddituale) la pensione di inabilità civile con l’assegno ordinario di invalidità previdenziale.

    • Non rileva, come prima si è detto, che le patologie siano nuove e diverse rispetto a quelle che sono state riconosciute in sede di visita per l’assegno ordinario di invalidità. La legge, infatti, a prescindere dalla natura delle patologie, sancisce tout court l’incumulabilità delle provvidenze di invalidità civile con la rendita vitalizia, erogata dall’INAIL a cagione delle malattie contratte per causa di lavoro o di servizio, nonché con le pensioni dirette di invalidità di natura previdenziale (assegno ordinario di invalidità e pensione ordinaria di inabilità). Fanno eccezione a tale divieto di cumulo solo la pensione di inabilità erogata agli invalidi civili totali ai sensi della Legge n. 118 del 1971, articolo 12, la pensione non reversibile spettante ai ciechi civili di cui alla Legge n. 382 del 1970, articolo 1, nonché l’assegno mensile di assistenza per i sordomuti di cui alla Legge n. 381 del 1970, articolo 1, che potranno pertanto essere cumulate con le rendite INAIL e le prestazioni di invalidità previdenziali, anche se le patologie riconosciute siano le stesse in entrambi gli ambiti, previdenziale e assistenziale.

    • Per completezza di analisi, va detto infine che il discorso sulla diversità delle patologie, accennato dall’assistito che mi ha rivolto il suesposto quesito, rileva invece nel diverso caso in cui le prestazioni cumulabili siano rappresentate dalla rendita vitalizia a carico dell’INAIL da un lato e da una delle due prestazioni di invalidità previdenziali previste dalla legge (l’assegno ordinario di invalidità e pensione ordinaria di inabilità). In questa fattispecie, come già detto, la legge n. 335 del 1995, articolo 1, comma 43, consente il cumulo tra la rendita vitalizia e le pensioni di inabilità, di reversibilità, ovvero l’assegno ordinario di invalidità liquidati a carico dell’assicurazione generale obbligatoria in conseguenza di infortunio sul lavoro o malattia professionale, solo quando sia diverso l’evento invalidante rilevante per l’una e per le altre prestazioni.

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